Prostituzione e Case Chiuse

Breve rubrica a sfondo storico sulle "case chiuse" e sulla storia della prostituzione

Introduzione

Quando abbiamo la possibilita'  di fuggire dallo stress quotidiano non vediamo l'ora  di rifugiarci in qualcuno dei nostri amati FKK oppure in qualche club e perche' no anche in appartamenti per passare anche poco tempo di relax come lo intende l'uomo moderno adulto. La tradizione germanica ci ha regalato dei paradisi in terra, gli FKK appunto, ma non dobbiamo assolutamente dimenticare che nell'epoca pre-Merlin anche l'Italia poteva contare su una legge che dava la possibilita' alle ragazze di fare il mestiere piu' antico del mondo. I locali erano in regola con la legislazione vigente a quel tempo, si versavano le imposte, c'erano dei controlli, come si dice oggi era 'tutto in regola'.

Eccomi quindi ad affrontare questo argomento, per dare un simpatico contributo a questo angolo della cultura con qualcosa di interessante e di curioso, argomenti che i libri di storia si guardano bene dal pubblicare (Vaticano?), a parte il solito scontato e patetico richiamo di 4 righe in croce alla legge Merlin del 1958.

Le prostitute sono diventate oggi parte integrante del tessuto urbano, costellano le periferie, popolano strade inanimate, appaiono come fantasmi in luoghi dove non ci si aspetterebbe mai una presenza umana. Sono li, ai margini di grandi arterie stradali o sotto a un cavalcavia, a ricordare l'incapacita' della nostra societa' di fare i conti con il mercato del sesso a pagamento. Anche se le nuove normative hanno messo un sensibile freno all'esercizio su strade pubbliche.

Ma un tempo l'iconografia della prostituta era diversa, non sulla strada ma nelle stanze diappartamenti piu' o meno lussuosi o al contrario piu' o meno stamberghe. Erano pero' chiuse, le persiane accostate, i vetri oscurati, per motivi di tutela del comune senso del pudore e soprattutto per la privacy di chi le frequentava. E a specificare l'obbligo della chiusura, esisteva una precisa legge sin dal 1888 che obbligava le case a tenere serrate le persiane con tanto di catene.

Erano nate in Francia cosi' sembra, e li' si chiamavano maisons de tolerance. Cavour le porto' in Italia insieme all'unificazione del paese: l'accentramento amministrativo di fine '800 riguardo' anche le prostitute, schedate e controllate settimanalmente da un medico. In cambio lo Stato beneficiava di tasse e balzelli su un lavoro certo non granche' tutelato: le otto ore lavorative erano ben lontane e piu' si lavorava piu' si guadagnava.

La struttura delle case chiuse era piu' o meno omogenea, sia che si trattasse di case di lusso frequentate dalla buona borghesia che si trattasse invece di quelle di categoria inferiore, affollate per lo piu' da soldati, contadini e gente di passaggio. All'ingresso si trovava il salone e il bar, dove ammirare e scegliere le ragazze. Ai piani superiori, di norma, le camere da letto dove consumare il proprio momento di passione. Lo standard della 'professione' all'epoca era da stakanovisti: dalle 30 alle 50 marchette al giorno e per non piu' di 15 giorni, poi la ragazza veniva cambiata come uno strofinaccio.

L'iniziazione degli uomini prevedeva un passaggio in una di queste case intorno ai 18 anni. Era una tradizione assolutamente diffusa e comune e tale e' rimasta anche in tempi molto molto recenti.
Gia' dal 1948 in Italia fu vietata la concessione di nuove licenze, ma il provvedimento di chiusura, la notissima legge Merlin, fu approvato solamente nel 1958, a dieci anni dalla sua presentazione e dopo aver superato diverse resistenze. La legge Merlin fu approvata a scrutinio segreto con 385 si e 115 no il 29 gennaio del 1958. A favore della chiusura si schierarono tutti i partiti di sinistra e la democrazie cristiana. Contrari al provvedimento invece si dichiararono i monarchici, l'MSI e qualche indipendente. Fra i personaggi famosi contrari alla legge, il piu' noto e' sicuramente Indro Montanelli che al mondo delle case chiuse dedico' un appassionato pamphlet 'Addio Wanda', ma di questo parleremo nel paragrafo dedicato.

Oggi il dibattito sulla prostituzione continua ad infiammarsi con ciclica regolarita', diviso fra le polemiche per i rischi di una prostituzione costretta nella strada e le richieste di modifiche e diritti portate avanti dalle associazioni delle prostitute.

La Prostituzione nella Storia

Impossibile stabilire quando sia nata la prostituzione. Dalle memorie dei popoli vicini a noi, quali i romani, si desume che non ebbero bisogno di imparare niente dai greci: già sapevano del loro e fin dai tempi arcaici. Livio, che in altre pagine della sua opera sostiene che sarebbero stati gli eserciti stranieri a portare la luxuria a Roma, racconta che nell'epoca immediatamente successiva a Porsenna: "In quell'anno, a Roma, durante i giochi i Sabini, per capriccio, rapirono delle prostitute…ci fu gran rissa e battaglia".

Quanto a Cicerone, 106 a.C., in un passo del discorso Pro Caelio sentenzia: "Se c'è qualcuno che pensa che ai giovani debbano essere vietate le relazioni amorose con prostitute, certo questi è un uomo di austere opinioni, ma è lontano non solo dalle usanze dei contemporanei, ma anche dalle consuetudini e dalla permissività degli antenati.

Quando mai cose del genere non sono accadute? Quando mai sono state biasimate? Quando sono state proibite?". Quanto a Catone, l'austero per antonomasia, secondoOrazio (Satire), aveva idee piuttosto larghe in materia. Vedendo un conoscente uscire da un lupanare, o casa di tolleranza, lodò il giovanotto perché aveva sfogato la propria "increscevole libidine discendendo laggiù, senza godersi la moglie altrui."

Le prostitute si dividevano in molte categorie. C'erano le etere o emancipate, le attrici odanzatrici che avevano contatti con personaggi pubblici, storici e filosofi (Cicerone pranzava con una certa Citeride), che non erano considerate prostitute vere e proprie poiché non concedevano il proprio corpo per denaro (magari per qualche regalino!), un gradino più in basso si trovavano le arpistee le musicanti. Poi c'erano le prostitute considerate tali e che erano registrate, schedate nella lista degli edili.

Particolare interessante e dimostrativo del maschilismo della società romana: le donne che guadagnavano denaro con il proprio corpo erano per sempre escluse da qualsiasi onore, come il matrimonio con un uomo nato libero, mentre un lenone poteva diventare cittadino romano. Le prostitute, sopra l'abito dovevano indossare la toga, cioè il vestito maschile, come dice Orazione nelle Satire, per essere riconosciute. Le prostitute propriamente dette, erano schiave che non potevano sottrarsi al loro destino.

Oltre che nei postriboli dichiarati, se ne trovavano negli alberghi, nei forni o nelle rosticcerie: i proprietari tenevano queste ragazze per far divertire gli avventori. Ma, esistevano anche prostitute libere di esercitare il proprio mestiere come le ambulatrices opasseggiatrici (come si vede non c'è niente di nuovo sotto il cielo neppure nei termini), le noctilucae o falene notturne mentre noi diciamo lucciole, le bustuariae che si aggiravano nei pressi dei cimiteri e, al caso, si producevano anche come prefiche o piagnone durante i funerali. Infine c'erano le diobolariae, le infime, quelle da due soldi.

Ma, chi frequentava le prostitute? I giovani innanzi tutto. Non bisogna dimenticare che secondo Dione Cassio, già all'inizio dell'età imperiale la popolazione femminile era di circa il 17% inferiore a quella maschile e che molti uomini, anche volendo, non avrebbero saputo con chi sposarsi e dovevano, dunque, frequentare le prostitute. Com'erano i lupanari? Pompei ne ha restituiti due: piccole stanze semibuie sul cui ingresso era dipinta la "specialità" erotica della donna che l'occupava.

La Nascita delle Case Chiuse

Sotto Caligola ci fu un primo tentativo di disciplinare le "case": prostitute e tenutari sono tassati.

La cosa si ripete nel 1432, quando Alfonso d'Aragona, re delle Due Sicilie, concede ad un suo confidente e sicario la "patente di roffiano". Era autorizzato, in uno stabile civile, a tenere donne consuete al meretricio, perché potessero concedersi all'ospite con pace e decoro. Il roffiano era autorizzato a tenere metà del prezzo pattuito, l'altra spettava alla donna con sua buona pace. Nel resto d'Italia, nessuno si preoccupava di controllare i bordelli: tutti sapevano che c'erano, ma fingevano di non sapere.

In Francia, invece, ai tempi di Napoleone III le case funzionavano sotto il controllo di rigide legge statali. Quando l'imperatore francese decise di appoggiare i piemontesi contro gli austriaci, si preoccupò che la sua truppa avesse bordelli a disposizione ed ecco che Camillo Benso conte di Cavour nel 1859 emise un decreto che autorizzava l'apertura di "case" in Lombardia, direttamente controllate dallo Stato.

Ancor prima dell'unificazione d'Italia, Camillo Benso trasformò il decreto in legge. Il 15 febbraio 1860 emana il "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione", che segna la nascita delle "case di tolleranza" così come sono state fino alla loro chiusura. Case di tolleranza, perché tollerate dallo Stato! L'intento, era quello di controllare igienicamente la prostituzione.

Le case erano divise in tre categorie: prima, seconda e terza, la legge fissava le tariffe che andavano dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per le case popolari. Per aprire un bordello era necessaria una licenza, i tenutari dovevano pagare le tasse. La legge passò con qualche fatica, ma le obiezioni maggiori non si ebbero per lo "stato tenutario", quanto perché i conservatori temevano che le case potessero trasformarsi in luoghi troppo attraenti per i clienti, i quali vi avrebbero passato troppo tempo a scapito della famiglia.

L'onorevole Vigoni si batteva per l'austerità assoluta, Felice Cavallotti perorava per il bicchier di vino, una chitarra e un canto, alla fine l'ebbe vinta l'ala del Vigoni e il testo definitivo della legge Crispi approvata il 29 marzo 1888 vietava di vendere cibo, bevande di qualsiasi genere, feste, balli e canti all'interno dei locali adibiti a bordello. Vietava, inoltre, l'apertura delle medesime in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole e, soprattutto, le persiane della casa dovevano restare sempre chiuse. Ecco il perché del nome "case chiuse".

Erano fissati per legge anche i controlli medici da effettuare sulle "pensionanti", come erano state ribattezzate le prostitute, per evitare la piaga delle malattie veneree.

Nel 1891 il ministro degli Interni Giovanni Nicotera decide di cambiare la tariffa. Poiché anche le 2 lire dell'epoca di Cavour erano troppo alte (un operaio quando lavorava guadagnava 3 lire al giorno) e molti ricorrevano alla prostituzione libera, perciò niente controllo sulle malattie veneree, ecco scendere il prezzo a 1 lira, 50 centesimi per i militari e 70 centesimi per i sottufficiali. Naturalmente, fu alzato il prezzo per i bordelli di lusso.

Tutto bene fino al 1900, quando per il solo fatto che Bresci, l'anarchico che aveva assassinato re Umberto I, avesse passato un paio di giorni chiuso in un bordello pare a meditare l'attentato, ecco levarsi voci di "vizio e crimine vanno a braccetto", il presidente del Consiglio Saracco minaccia la chiusura, poi tutto rientra.

Nel 1919 riparte una crociata per la chiusura condotta da Filippo Turati secondo il quale i bordelli servivano alla classe dirigente come strumento di dominio e di difesa, poiché i lavoratori vi si avvilivano corrompendo le loro figlie più sventurate. Ma il fascismo era alle porte e le case di tolleranza furono ampiamente tollerate.

Organizzazione della Casa e Normativa Vigente

Normalmente, si tratta di palazzine a più piani, ove al primo piano le ragazze incontrano i clienti, mentre ai piani superiori, nelle camere delle signorine, si passa alle vie di fatto. Per indicare le "vie di fatto" avrei voluto usare la forma: "avvengono i congressi carnali", ma ho preferito evitare in quanto mi sarebbe sembrato di usare un linguaggio da appuntato dei Carabinieri.
L'imprenditore che gestisce l'attività in questione, ancora una volta mi si perdoni l'eufemismo, è il "tenutario", più spesso la "tenutaria", una ex sacerdotessa del sesso a pagamento che, oramai fuori attività per sopraggiunti limiti d'età, è passata dai piani superiori del bordello alla gestione dei piani inferiori.
I tenutari sono registrati e sottoposti ad autorizzazione di polizia. D'altronde, come già detto, l'intero mondo del "meretricio di Stato" è tutta una lunga sequela di autorizzazioni e controlli, sanitari e di polizia.

Il legislatore mette in quegli anni il naso dappertutto, regolamentando perfino i prezzi delle prestazioni e ordinando che vengano esposti, in ogni casino, le relative tabelle dei prezzi.
Urbano Rattazzi, negli anni precedenti al Regime, ha addirittura scomodato un Decreto Ministeriale per statuire che un "colloquio semplice" debba durare al massimo venti minuti. Nel 1891, poi, il Ministro degli Interni, Giovanni Nicotera, ha ottenuto il consenso entusiastico di tutti i maschi nazionali, disponendo che il prezzo di un "semplice intrattenimento" in una casa di terza classe sia notevolmente diminuito, portandolo dalle due lire, disposte da un Decreto, a una lira.

Sarà interessante sapere che il precedente Decreto fissava che i prezzi andassero dalle cinque lire, per le case di lusso, alle due lire per le case popolari. Si tratta di un bello sconto se si considera che un operaio all'epoca guadagna circa tre lire al giorno. Ulteriori sconti vengono previsti dal Nicotera per soldati di leva e sottufficiali che vanno a pagare, rispettivamente, cinquanta e settanta centesimi.

Le tabelle dei prezzari variano a seconda della categoria del bordello in quanto sono previste, a secondo del lusso dell'ambiente, e chiaramente dell'avvenenza delle operatrici del settore, varie categorie di bordelli. Vi saranno quindi bordelli per professionisti, o meglio bordelli accessibili ai professionisti, e bordelli accessibili agli operai, come pure bordelli per ufficiali e bordelli per la truppa.
Per quanto riguarda i militari di leva, è da dire che le ragazze che vi lavorano costituiscono una vera e propria istituzione, prendendosi cura dei loro corpi, allo stesso modo del cappellano militare che si prende cura delle loro anime. Sono queste provvide fanciulle a far sentire i poveri "marmittoni" meno lontani da casa. In una precedente occasione, trattando l'argomento, ho scritto: "Per tenere alto il morale delle truppe il Regime si avvale dell'Opera Nazionale Dopolavoro che gestisce gli spacci delle "case del soldato" e che ha proiettori montati su appositi veicoli i quali proiettano pellicole cinematografiche nelle retrovie. La più importante organizzazione a fini ricreativi è però gestita da privati. Si tratta dei casini che esistono in tutto il regno d'Italia e che in occasione delle attività belliche diventano addirittura itineranti al seguito delle truppe.

Le Operatrici del Sesso

Passiamo adesso a trattare delle signorine che vi lavorano. Queste, reclutate dai "collocatori", assumono spesso nomi di fantasia o nomignoli che ne denotano la provenienza geografica o la specialità erotica. Avremo così la Marchigiana, la Tripolina o anche la Sorbona, dal verbo sorbire e, per carità, non mi si faccia aggiungere altri particolari.


Le ragazze, prese in carico dalla casa dove lavorano, ne occupano una stanza e vi soggiornano a pensione, motivo per il quale sono indicate dalla tenutaria come: le pensionanti.
Oltre a dover cedere alla tenutaria la metà dei propri guadagni, devono anche pagare la pensione ed è nel pagamento di questa che si verificano dei veri e propri abusi. Infatti, le tenutarie fanno pagare, in molti casi, prezzi da capogiro per l'ospitalità e per il vitto.

Fortunatamente, al massimo, restano presso la stesa casa per due settimane in quanto, ogni quindici giorni, vi è un riciclo delle forze e presso ogni bordello arrivano le nuove ragazze, ricambio che è indicato come "la nuova quindicina". Memorabile è la scena dell'Amarcordfelliniano nella quale le signorine della nuova quindicina vengono portate a spasso in carrozza scoperta dalla tenutaria per metterle in mostra.

Presso la nuova "pensione" la signorina in questione arriva sempre accompagnata da un aggiornatissimo libretto sanitario. Per tutto il tempo che resterà in quella casa sarà poi sottoposta a controlli medici periodici per fugare il pur vago sospetto di malattie veneree. Settimanalmente, infatti, il ginecologo, che nella fattispecie viene indicato come "il tubista", visita le ragazze e basta il solo dubbio di infezione perché questa venga messa a riposo, ordinandole di sospendere l'attività.

Nel corso della mattinata le "pensionanti" restano in camera a dormire e, normalmente, negli orari mattutini una sola di loro è disponibile per chi non avesse altri orari a disposizione oppure, in preda ad un attacco di priapismo, avesse una necessità urgente.
La maggior parte dell'attività della casa si svolge negli orari serali, quando le nostre piacenti ragazze, vestendo abiti succinti, sostano al piano terra in un salottino ove attendono i clienti.

Non tutti quelli che entreranno in quel salottino sono realmente intenzionati ad andare a letto con le ragazze. Molti di loro sono solo giovani studenti che, privi di soldi, si accontentano di fare il giro dei casini della città, andando a fare "flanella" cioè a guardare cosa c'è di buono in giro. E' inutile dire che la tenutaria, che gestisce il transito dei clienti con il cipiglio di un Cerbero, fa di tutto per tenere alla larga i "flanellisti" i quali vengono solo a far perdere tempo alle sue collaboratrici.

La pensionante, una volta scelta dal cliente, non ha possibilità di rifiuto. Il cliente paga così la marchetta, ovvero paga per ricevere uno scontrino, di solito un circoletto di metallo con il buco al centro o anche avente un'altra forma, che una volta in camera consegnerà alla ragazza. E' questa la prova dell'avvenuto pagamento e a fine serata sarà il numero delle marchette in possesso della ragazza a definire il compenso che le spetta.

Tutte le camere sono dotate di lavandino e bidè e vi aleggia perennemente un odore di lisoformio: quello che vi accade una volta dentro non penso che abbia necessità di descrizione. Anche allora, come oggi, non mancano i viziosi e a tutti, chiaramente nei limiti del possibile, e con qualche sovrapprezzo, si tenta di dare soddisfazione.

I Clienti (o fruitori finali)

Narrato dei tenutari e delle pensionati, non resta adesso che trattare dei clienti. Chi è che va al casino? Praticamente tutti.

Quando nella saletta d'attesa viene chiesto il "libero", ovvero si chiede che tutti i clienti sgomberino perché deve transitare un personaggio che non vuole farsi vedere, può trattarsi di un gerarca, di un prelato o anche solo di un padre che non vuole correre il rischio di incontrare il figlio. Non pochi saranno i casi in cui qualche giovane esclamerà sorpreso: "Papa, anche tu qui?" e il padre di rimando "Si sciagurato, ci sono venuto per sorprendere te e riportarti a casa...vergogna."
La verità è, come già detto, che ci vanno proprio tutti e gran parte della gioventù nazionale verrà iniziata al sesso da queste navigate navi scuola. Insomma, i giovani ci vanno per vedere se tutto funziona e i vecchi ci vanno per vedere se tutto funziona ancora. Tinto Brass a Massimo Bertarelli che lo intervisterà per il giornale (domenica 9 gennaio 2005) dirà che ha cominciato : "A sedici anni. Con i documenti falsi e con la ruffiana che fingeva di crederci."
Alla domanda su che tipo di case frequentasse, lo stesso Brass risponderà: "Dipendeva dai soldi a disposizione. Se superavo un esame universitario, col premio paterno potevo permettermi bordelli di qualità. Altrimenti per pagarmi la marchetta dovevo vendere i libri di papà, che quando venne avvertito dal rigattiere mi sgridò: "Te li do io i soldi per le puttane, ma non distruggermi la biblioteca".

I Clienti (o fruitori finali)

Narrato dei tenutari e delle pensionati, non resta adesso che trattare dei clienti. Chi è che va al casino? Praticamente tutti.

Quando nella saletta d'attesa viene chiesto il "libero", ovvero si chiede che tutti i clienti sgomberino perché deve transitare un personaggio che non vuole farsi vedere, può trattarsi di un gerarca, di un prelato o anche solo di un padre che non vuole correre il rischio di incontrare il figlio. Non pochi saranno i casi in cui qualche giovane esclamerà sorpreso: "Papa, anche tu qui?" e il padre di rimando "Si sciagurato, ci sono venuto per sorprendere te e riportarti a casa...vergogna."
La verità è, come già detto, che ci vanno proprio tutti e gran parte della gioventù nazionale verrà iniziata al sesso da queste navigate navi scuola. Insomma, i giovani ci vanno per vedere se tutto funziona e i vecchi ci vanno per vedere se tutto funziona ancora. 

Tinto Brass a Massimo Bertarelli che lo intervisterà per il giornale (domenica 9 gennaio 2005) dirà che ha cominciato : "A sedici anni. Con i documenti falsi e con la ruffiana che fingeva di crederci."
Alla domanda su che tipo di case frequentasse, lo stesso Brass risponderà: "Dipendeva dai soldi a disposizione. Se superavo un esame universitario, col premio paterno potevo permettermi bordelli di qualità. Altrimenti per pagarmi la marchetta dovevo vendere i libri di papà, che quando venne avvertito dal rigattiere mi sgridò: "Te li do io i soldi per le puttane, ma non distruggermi la biblioteca".

Lo scempio "Merlin"

Il mondo delle case chiuse chiuderà definitivamente alla fine degli anni cinquanta grazie ad una legge fortemente voluta dalla senatrice socialista Angela Merlin.
La Merlin aveva iniziato la battaglia per la chiusura delle case ben dieci anni prima presentando un progetto di legge che, benché approvato dal Senato nel 1952, non andò in porto a causa della fine della legislatura.
La senatrice ha ritentato l‘anno seguente, ripresentando il suo progetto di legge che, benché aspramente osteggiato, soprattutto da missini e monarchici, diventerà legge dello Stato il 20 febbraio1958.
I parlamentari che sostengono la chiusura dei casini propugnano motivi etici e morali, mentre chi li vuole ancora aperti fa leva sui pericoli igienico sanitari che si verranno a creare. La verità è che in quegli anni, se l'Italia vuole entrare a far parte dell'ONU, deve necessariamente porre fine al "meretricio di Stato", così come l'Organizzazione internazionale ha statuito per i propri membri.
A mezzanotte del 20 settembre 1958 la legge voluta da Angela Merlin entrerà in vigore e verranno così chiusi 560 bordelli con 3353 posti letto, mettendo in mezzo a una strada - è proprio il caso di dirlo - le 2705 signorine che vi lavorano. Il già citato Brass così ricorderà la chiusura: "Il bello è che mica tutti hanno chiuso lo steso giorno. Così da Padova a Ferrara mi sono fatto diverse "chiusure": due ragazze al prezzo di una e controllo più blando sul tempo a disposizione. Insomma una goduria".
La chiusura delle case sarà un trauma per l'italiano medio, abituato a trovare nel bordello la celebrazione della propria mascolinità, come gia detto: una vera e propria istituzione. Se l'argomento non fosse di tipo godereccio, ci sarebbero all'epoca tutti i requisiti per far scoppiare una insurrezione popolare, tali e tante sono le proteste. Nel corso di un'intervista del 1958, la Merlin, mostrando al giornalista cumuli di lettere piene di insulti e di oscenità, dirà: "Avete visto come si accaniscono contro di me? Con queste cose i tenutari cercano di offendermi e di intimidirmi"

La verità è che a scriverle non saranno solo i tenutari, ma un po' tutti.
E sarà Indro Montanelli, nel 1956, a scrivere : "...In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tradizioni trovavano la più sicura garanzia."

Conclusioni

La legge Merlin ha chiuso le "case" ma certamente non ha potuto cancellare la prostituzione e non penso che vi sia un sistema normativo capace di raggiungere tale scopo. Ebbene, quello che era prima della Merlin lo abbiamo descritto e quello che è stato dopo la Merlin è sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni.

Non pensiamo che la situazione attuale sia migliore di quella precedente e forse della cosa bisognerebbe riparlarne, con più serenità e, soprattutto, con più onestà intellettuale. 

VOGLIAMO GLI FKK ANCHE IN ITALIA!!  ... risaniamo il debito pubblico con le tasse sulla prostituzione legale e regolamentata.

Oops! This site has expired.

If you are the site owner, please renew your premium subscription or contact support.